Note a margine sul Piano Scuola Estate

Scritto da il 20 Giugno 2021

La sospensione delle attività didattiche in presenza e, più in generale, delle risorse educative dell’extrascuola, derivanti
dalla crisi pandemica, hanno incrementato la dispersione scolastica, un fenomeno che, già in assenza dell’emergenza
sanitaria, aveva superato la media europea. Ma il COVID è andato ben oltre e lo stato di incertezza di paura, il dolore per
la perdita delle persone care, ha provocato disagio psichico, instabilità emotiva anche in quei bambini e ragazzi non
necessariamente inclusi nelle categorie più fragili. In isolamento forzato, non potendo più interagire spontaneamente nel
gioco, nel confronto fra pari, e dovendosi adattare alle nuove misure di contenimento del contagio, hanno vissuto una
dimensione estranea alla loro routine quotidiana.
La scuola deve ora misurarsi con questa realtà, la stessa che ha portato alla determinazione del Piano Scuola d’Estate,
così come previsto dall‘Art. 31, comma 6 del D.L. 22 marzo 2021, n. 41 “c.d. Decreto sostegni” – “Misure per favorire
l’attività didattica e il recupero delle competenze e della socialità delle studentesse e degli studenti nell’emergenza Covid-
19”.
E alla nota del 27 aprile 2021, il Piano 2021, denominato “ Un Ponte per il Nuovo Anno, si richiama a valori di etica
e di democrazia ,e afferma che il ruolo centrale della scuola consiste nel fornire a tutti gli studenti gli strumenti adatti a
compensare le occasioni di formazione mancate durante l’emergenza sanitaria.
Il provvedimento normativo presuppone la possibilità di trarre comunque degli insegnamenti dalle situazioni più critiche
che nel caso della scuola, si traducono in un’ occasione di rinnovamento, sempre che i docenti, i genitori e, in genere,
tutti coloro che operano responsabilmente all’interno della comunità, sappiano esercitare un’azione convinta , al di là
delle difficoltà e dei problemi contingenti di natura organizzativa e contrattuale. Tra gli aspetti salienti del Piano Scuola
d’Estate vi è senz’altro la volontà di fare della scuola il punto d’incontro tra apprendimento formale e informale. Forte del
fatto che gli insuccessi formativi non sono imputabili ai i soggetti “ in apprendimento”, ma alla qualità e alla ricaduta degli
interventi didattici, il Piano conferma la convinzione che la scuola non possa da sola risolvere i problemi derivanti dalla
deprivazione socioeconomica e chiama in causa Enti Locali, Regioni e le associazioni operanti nel territorio, espressioni
del Terzo settore. Già Dewey nel suo “Democrazia ed educazione” aveva inquadrato nella coesione e nella condivisione
degli scopi di queste due entità, la vera sfida formativa, ripresa poi dalle direttive poste dal regolamento sull’autonomia
ed esplicitate col Pano dell’Offerta Formativa, convertito successivamente , in Piano dell’Offerta Formativa Territoriale. Il
fatto rilevante era che il Piano , documento fondamentale della scuola dell’Autonomia, fosse concepito come un
processo, riferito non solo ai contenuti della formazione, alle scelte strategiche e metodologiche finalizzate allo sviluppo
degli apprendimenti, ma anche come relazione sinergica con gli Enti Locali e le diverse agenzie territoriali. In tal modo
si inaugurava un modello di progettazione flessibile, orientato al superamento della distinzione tra curricolare ed
extracurricolare a garanzia del successo formativo .
Due sono a mio avviso i termini da considerare, in merito alla portata educativa dell’attuale riforma: il primo si riferisce
alla riattribuzione del ruolo formativo centrale e multidimensionale della scuola che può sostenere con competenza e
dedizione umana i suoi impegni; il secondo prende in esame i tempi effettivi di cui essa dispone per realizzare le finalità e
i traguardi Tutti conosciamo le limitazioni temporali, gli arresti, cui va incontro la scuola e che si traducono poi nella
difficoltà di svolgere le attività entro la soglia minima dei 200 gg di lezione. Se a questo aggiungiamo il “rodaggio
organizzativo” dovuto, solo per citare un esempio, a ritardi nelle nomine dei docenti titolari, i giorni di lezione si
assottigliano ancora di più. La ripresa della didattica in presenza , con tutte le limitazioni dettate dall’impiego delle norme
di sicurezza , ha aperto spazi di riflessione anche su queste consuetudini didattiche e organizzative, e su costanti che,
non solo non soddisfano più i bisogni educativi emersi dopo un anno di pandemia, ma non sembrano neppure allinearsi
con le esigenze formative di una società in rapido sviluppo.
La realizzazione pratica del Piano Ministeriale prevede tre fasi, la prima e la terza richiamano , anche se in modo
sistematico, alcuni provvedimenti già posti in essere nella scuola, in base a quanto stabilito dall’autonomia scolastica ,
mentre il macrotema su cui si concentra l’attenzione di tutti riguarda la fase intermedia, la Il Fase, quella riferita al
“Rinforzo e potenziamento delle competenze disciplinari e della socialità ,riguardante il periodo luglio-agosto 2021.
Questo momento educativo chiama in causa il lavoro di rinforzo sulle competenze, media esperienze che comunque non
risultano staccate da quelle scolastiche, ma assicura ai diversi istituti margini di libertà nel modulare i progetti, le istanze
del Collegio Docenti del Consiglio di Istituto con le offerte del territorio
L’estate può giocare un ruolo decisivo e allargare il nostro sguardo su fragilità e abbandoni e sostenere i giovani
nell’elaborazione dell’ esperienza della pandemia, ma può rivelarsi anche un grande laboratorio per sperimentare un
nuovo percorso educativo e formativo e che delinei il profilo di una scuola aperta alle nuove esigenze della società
civile.
Ambra Varon

Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *



La Esse Radio

La Esse Radio

Traccia corrente

Titolo

Artista