EDUCARE AL RISPETTO DI SE’ E DEL PROSSIMO… UN LAVORO CHE DEVE INIZIARE DA PICCOLISSIMI

Scritto da il 1 Febbraio 2021

La maggior parte dei nostri comportamenti dipendono dall’esempio che fin da piccolissimi abbiamo ricevuto dalle persone con cui ci siamo relazionati fin dalla nascita, in primis dei genitori ecco perché, nel primo ordine di scuola, è ancora più importante che nei successivi che maestri e genitori agiscano stando “sulla stessa lunghezza d’onda”.
Attraverso l’esempio, inconsapevolmente, ci vengono trasmessi insieme ai limiti d’azione del lecito, anche dei giudizi morali che fanno vivere il rispetto del prossimo come imposizione e non libera scelta: le imposizioni, si sa, si scontrano con il bisogno di libertà dell’individuo. E per essere libero l’individuo deve esser aiutato a riconoscere le proprie emozioni, ad accettarle e a valutarle senza sensi di colpa… arriverà a rifiutarle attraverso il ragionamento.
Lavorando con i bambini della scuola dell’Infanzia è facile osservare questo meccanismo ma è pur vero che, proprio grazie alla loro tenera età, è più facile intervenire e per gli educatori è doveroso farlo.
Rousseau affermava che l’uomo nasce buono ma si modifica per gli esempi che accumula vivendo … ancora oggi chi ha la fortuna di interfacciarsi con bambini piccoli può constatare quanto sia vero.
Fortunatamente negli ultimi anni l’importanza dell’aspetto emotivo come sostrato nell’apprendimento fin dalla scuola dell’infanzia è consapevolezza acquisita mentre, purtroppo, per molti genitori sostenere emotivamente il bambino significa “evitargli ogni tipo di difficoltà anziché accompagnarlo per mano nell’affrontarla”.
Il primo ordine di scuola, libero dall’ansia di svolgere programmi ministeriali, non ha scuse per non dedicare tutto il tempo necessario per far capire ai bambini, con attività ludiche mirate ed inserite nella routine quotidiana, che:

– il giudizio negativo cade sull’azione e non sul bambino
Non esistono bambini cattivi ma bambini che compiono azioni cattive (cioè che provocano conseguenze negative su chi le compie e chi le subisce)

– riconoscere di aver commesso un errore è una cosa difficile che fa onore
Tutti sbagliamo ma solo chi ha coraggio sa riconoscerlo (e gli sbagli si riconoscono valutando le conseguenze dell’azione)

– perdonare è un modo per conoscersi meglio e diventare amici
Ognuno decide se e quando perdonare (rispettando le sue esigenze rispetta se stesso ed insegna al compagno il rispetto dell’altro)
– innervosirsi capita a tutti ma si è bravi a capire che si è nervosi e si avvisano i compagni
I compagni aiutano a capire e a calmarsi (con le modalità apprese, sacco della calma, abbraccio, ecc.) perché sono amici

– i bambini sanno parlare per cui se litigano si danno le reciproche motivazioni e troveranno la soluzione che piace loro;
non deve scegliere un adulto; ognuno conosce i propri desideri e i bambini sono capaci di accordarsi tre loro (senza interventi imposti dagli adulti)

Non è questa la sede per dilungarsi sui vari esempi di attività che permettono l’interiorizzazione di questi principi; ogni insegnante li crea a modo suo secondo la realtà classe ma il risultato è entusiasmante. Abituati ad avere il tempo e gli strumenti per questa sorta di autogestione emotiva, di giorno in giorno si vede come i piccoli li utilizzano con spontaneità e si aiutano reciprocamente, in modo sempre più autonomo dall’insegnante.
L’efficacia del lavoro è confermata quando li si ascolta mentre si raccontano ciò che li ha convinti nelle conversazioni in circle time, li si vede mentre si aiutano a riconoscere le emozioni che stanno vivendo dandosi spiegazioni razionali, semplici (“forse stai nervoso perché hai dormito solo?”), li si guarda quando scaricano la rabbia prendendo a pugni l’apposito sacco e lo fanno autonomamente (a volte se lo offrono a vicenda), vederli abbracciarsi massaggiandosi sulla spina dorsale per ritrovare la calma … mostrano un’accoglienza umana che molti adulti dovrebbero ritrovare!

Foto di Robert Jones da Pixabay 



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