Mobilità straordinaria per i docenti immobilizzati

Scritto da il 15 Febbraio 2021

Dichiarato inammissibile, ma poi ripescato, l’emendamento di Fratelli d’Italia sulla mobilità straordinaria, che si aggiunge a quello presentato da Popolo Protagonista, un’apertura tangibile alle richieste degli insegnanti di ruolo fuori le loro province di residenza e che desiderano un avvicinamento alle proprie famiglie, i cosiddetti: Docenti Immobilizzati. A dar voce alle sofferenze di questi insegnanti sono alcuni esponenti di opposizione: l’On. Carmela Bucalo, Responsabile del Dipartimento Scuola di Fratelli d’Italia, che ha intavolato un emendamento risolutivo alla questione dei docenti immobilizzati con una mobilità che sia prioritariamente espletata su tutti i posti prima delle nuove nomine, come prescritto dal Testo Unico. Difatti si legge: “…per l’anno scolastico 2021/2022 i termini per la mobilità straordinaria per tutti gli ambiti territoriali a livello nazionale, per tutto il personale docente di ruolo, in deroga al vincolo di permanenza nella provincia, di cui all’articolo 399, comma 3, del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, su tutti i posti vacanti e disponibili…”. Emendamenti recanti la stessa materia e le stesse richieste risolutive provengono anche dagli esponenti di Popolo Protagonista- gruppo Misto, Rospi: “Considerata la situazione di emergenza di diffusione epidemiologica da COVID-19 si dispone, con ordinanza del Ministro dell’Istruzione, da emanare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della presente legge di conversione, la riapertura dei termini di mobilità in deroga interregionale, interprovinciale e intercompartimentale destinando ad essa, annualmente, il 100 per cento delle cattedre disponibili, […] Il 100 per cento del residuo è destinato ai vincitori di concorso alla data odierna”. L’azione politica dell’On. Rospi è sorretta da quella della Senatrice Tiziana Drago, da tempo impegnata sul rientro dei docenti immobilizzati con la presentazione di emendamenti sin dal primo esodo degli insegnanti da Milano verso le regioni meridionali nella notte tra il 7 e 8 marzo dello scorso anno. Una notte emblematica che vide la fuga di migliaia di insegnanti fuori sede verso lo loro terra d’origine con la proclamazione dello stato di pandemia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. La situazione emergenziale ha indubbiamente acuito le problematicità già esasperate di questa classe lavorativa abbandonata a se stessa e che non trova voce tra i banchi parlamentari e le sigle sindacali che calano dall’alto la loro firma su un contratto che non tutela né lo status lavorativo né l’incolumità dei docenti cosiddetti immobilizzati. Il Presidente del Coordinamento Nazionale Docenti Immobilizzati, Doriana D’Elia dichiara: «Il personale del comparto scuola, avente un contratto a tempo indeterminato ma con titolarità fuori la propria provincia di residenza, si sente vulnerabile ed esposto al rischio di contagio epidemiologico, persino vettore di trasmissione a causa delle trasferte lavorative. La proroga dell’attuale stato di emergenza sanitario al 30 aprile non fa che agitare gli animi e in questo momento storico la malattia non è più un fatto privato del dipendente, ma è oggi questione più generale e appartiene all’organizzazione dello Stato che ne diventa responsabile. Occorre una risoluzione ad un fenomeno stagnante e che investe migliaia di persone con la presa in carico di un sistema meritocratico che riconosca alla mobilità un effetto prodromico alle assunzioni come già avviene nella Pubblica Amministrazione e nelle fasi di mobilità provinciale per la scuola- conclude la Professoressa Doriana D’Elia-, non capiamo perché quando si arriva alle fasi della mobilità interprovinciale i posti hanno un abbattimento del 75% escludendo migliaia di docenti dalla possibilità di ottimizzare la propria sede lavorativa, condannando gli stessi ad una precarietà a vita sebbene in ruolo. Quando sarà reso merito ai sacrifici di questi insegnanti?».

Foto di Ono Kosuki da Pexels


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