L’IMPORTANZA DELLA LEZIONE NELLA DIDATTICA INCLUSIVA

Scritto da il 21 Gennaio 2021

Nessuno di noi si metterebbe volentieri a leggere un libro, ma anche un semplice articolo di giornale, se non sapesse prima di cosa tratti. E questo vale anche per un ascolto consapevole. All’inizio di una qualunque lezione proposta in classe è molto importante informare gli allievi sull’argomento che si andrà a trattare: serve sia per richiamare le conoscenze pregresse, sia anche per creare aspettative chiedendo di fare anticipazioni e ipotesi sul contenuto. Principalmente, però, per stimolare gli alunni a riflettere su: quello che so, quello che non so, quello che credo di sapere, quello che vorrei sapere, quello che vorrei capire. Potrebbe, a tal proposito, essere molto utile una mappa, che l’insegnante può tracciare alla lavagna durante la spiegazione, oppure consegnarne una già pronta, preparata appositamente o fotocopiata da un libro. Enorme è l’importanza del supporto visivo, per cui una spiegazione sostenuta da documentari, video, presentazioni in PowerPoint, sulla lavagna interattiva, risulta certamente più interessante, spesso divertente e, soprattutto, facile da comprendere e ricordare. E questo vale ovviamente per tutti, in special modo con alunni che presentano delle problematiche, quali ad esempio i DSA ( Disturbi Specifici di Apprendimento). È davvero difficile che a un bambino o ragazzo si possano trasmettere efficacemente delle conoscenze usando solo il linguaggio verbale. Se uniamo tanti alunni, e formiamo quindi una classe di oggi, varia, mista e multietnica, la probabilità che tutti, dal primo all’ultimo, recepiscano correttamente un messaggio trasmesso solo a parole, anche leggermente complesso, è praticamente vicina a zero. A tal proposito, si rende necessario da parte del docente che la spiegazione debba essere sempre interattiva: chiedere costantemente di fare ipotesi, creare conflitto cognitivo in base alle affermazioni dei ragazzi e a quelle dell’insegnante, richiamare ciò che si è già studiato, ma non solo nelle proprie materie. Prioritario è, indubbiamente, utilizzare un linguaggio semplice e chiaro. L’introduzione di termini specifici deve essere graduale e sarà necessario ricordarne spesso, soprattutto nel primo periodo, il significato. Il classico “Avete capito?” – è una delle domande più inutili che un insegnante possa porre ai suoi allievi, perché quasi sempre tutti risponderanno di sì, sia ovviamente chi ha capito davvero, sia chi non ha capito nulla, ma non se ne rende assolutamente conto, oppure non vuole essere da meno rispetto agli altri. Meglio verificare la comprensione in altro modo, più oggettivo, con domande semplici e brevi rivolte possibilmente tutta la classe. Tutti, sistematicamente, per non rischiare sorprese. Da ricordarsi che è davvero molto difficile che quello che viene scritto alla lavagna o comunicato a voce durante una lezione possa essere trasformato in appunti scritti dall’alunno con difficoltà. Mentre stiamo spiegando, potremo al massimo chiedere loro la trascrizione di brevi frasi o l’inserimento di promemoria efficaci nel testo che stanno usando, in modo da ridurre al minimo le informazioni, ad esempio parole-concetto da annotare al lato della pagina. In alternativa, i DSA potrebbero usare il registratore, la consegna della mappa concettuale, la consegna di fotocopie chiare e ben leggibili, o di testi in formato digitale che l’alunno potrà leggere a casa con l’aiuto della sintesi vocale, trattandosi questi degli strumenti compensativi di cui si parla nella L 170/2010 in materia di DSA. Le letture fatte in classe sono molto utili per preparare i ragazzi allo studio individuale. Il docente dovrebbe coinvolgere spesso gli alunni in questa attività, facendoli leggere, a turno, a voce alta. Bisogna, però, vigilare che la qualità della lettura sia sempre funzionalmente accettabile, altrimenti si può rivelare inefficace, se non addirittura controproducente. Ogni qualvolta che la complessità del testo, le esigenze di attenzione o di coinvolgimento della classe lo richiedono, l’insegnante deve farsi carico direttamente della lettura del testo, perché una lettura chiara, fatta da una persona che conosce bene l’argomento, diventa in questi casi indispensabile per la comprensione. Per quanto riguarda in particolare l’alunno dislessico, l’esonero dalla lettura ad alta voce in classe è una delle misure dispensative più spesso evocate. Tuttavia, anche in questo caso, un approccio personalizzato, attento ai bisogni e alle potenzialità del singolo alunno, può essere la strada più efficace: si può quindi favorire anche la sua lettura ad alta voce, preparando momenti opportuni, assecondando le richieste personali e proponendo del testo adeguato, per quantità e difficoltà, alle sue competenze. Verso la fine della lezione l’insegnante verificherà che l’alunno con DSA abbia ben compreso la consegna dei compiti per casa e, facendosi eventualmente aiutare da un compagno tutor, controllerà che tutto sia stato correttamente annotato sul diario. La lezione in classe, se così impostata ed improntata, diviene strumento, oltre che di conoscenza teorico-pratica, anche di un processo di inclusività che va a tutto vantaggio degli alunni, tanto di quelli normodotati quanto di quelli che presentano una qualunque problematica legata all’apprendimento. La lezione viene, dunque, a realizzare quell’inclusione, che è condizione necessaria per raggiungere il successo formativo di ogni singolo studente.

Foto di Max Fischer da Pexels


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